Forse ve ne sarete accorti, ma viviamo un periodo in cui la musica dal vivo sta facendo numeri impressionanti.
Abbiamo già parlato di concerti, di biglietti e dei costi di un’estate romana in musica [QUI].
Concerti sold out pressoché ovunque, stadi pieni, festival straripanti e il fantasma del secondary ticketing dietro l'angolo, o sotto il tappeto.
E forse ve ne sarete accorti, anche di questo, ma la musica italiana sta vivendo una nuova giovinezza a livelli forse mai raggiunti prima: le nuove leve autoriali dell'indie si sono prese le luci della ribalta e hanno affiancato i più blasonati nomi del mainstream nostrano.
Tutto questo ha creato un mercato estivo dei live incredibile, capace di smuovere milioni e milioni di euro. Eppure, a vedere bene le proposte attuali, ci si domanda dove siano i “grandi nomi” del panorama internazionale. Infatti, sempre di più si investe su artisti italiani – capaci appunto di generare introiti rilevanti a fronte di basso rischio – e sempre meno le star mondiali, causa il loro cachet ingombrante e la posizione scomoda del nostro Paese.
Non di meno, l'estate 2018 ci ha regalato alcune sorprese, molto gradite: questo è stato l'anno dell'esordio italiano per Eminem, arrivato a Milano il 7 luglio, e non scordiamo la doppia data nella Penisola per Beyoncé e Jay-Z, il 6 e 8 luglio.
Certo, ormai i prezzi dei biglietti sono alle stelle, e per queste “stelle” musicali è anche comprensibile. Ma quanto ci costa vedere un artista italiano rispetto vedere un artista straniero, qui da noi?
Proprio il concerto di Beyoncé e Jay-Z sembra essere uno dei più dispendiosi, se consideriamo che il primo settore numerato a Milano e Roma supera i 160 euro per biglietto, mentre, a voler risparmiare, possiamo accontentarci di un quinto (a Milano) o sesto (a Roma) settore numerato poco sotto i 60 euro.
Di contro, la Regina del Pop Italiano, Laura Pausini, regge botta benissimo e ha prezzi esattamente equivalenti: per la Platea Prima Categoria non si scende sotto i 160 euro, mentre una lontanissima Tribuna Quarta Categoria costa intorno ai 50 euro (a meno che non vogliate una fantomatica “Gold Experience” da 350 euro, s'intende).
Eminem, dal canto suo, si aggira intorno ai 65 euro più prevendita per un “posto unico” e 80 più prevendita per il biglietto PIT, cioè sottopalco (nuova, terribile usanza per i live show).
Però si capisce, gli stadi sono un'altra cosa. Che succede allora per il Re degli Stadi, cioè Sua Maestà Vasco Rossi? Che per un Prato Gold il prezzo è intorno i 100 euro (80 quello “normale”), mentre i posti a sedere vanno dai 110 ai 50 a seconda del settore.
Ovviamente, un nome storico come quello di Vasco deve essere controbilanciato da un altro nome storico: chi meglio di Roger Waters allora per questo confronto? Il bassista, cantante e autore, storico membro dei Pink Floyd, ha bisogno di 80 euro per un posto unico e 110 per la versione PIT, in modo da non perdere nulla del suo pirotecnico show.
Se vogliamo restare in territori anglofoni, l'incredibile spettacolo di David Byrne, voce e autore con i Talking Heads, può essere goduto con biglietti tra i 30 e i 60 euro, così come Robert Plant, leonino cantante dei furono Led Zeppelin, per l'unica data milanese ha preteso giusto 50 euro per il “posto unico”.
L'Italia regge botta e risponde fieramente con Cesare Cremonini, che dal canto suo arriva negli stadi italiani con biglietti a partire dai 37/40 euro fino a un massimo di 70 euro per data. E non possiamo allora non citare l'enfant prodige Calcutta, che proprio nella doppia data dello Stadio di Latina e dell'Arena di Verona ha trovato la conferma del proprio successo: i prezzi si aggirano intorno i 25/40 euro a seconda del settore. Oppure il grande Caparezza, per portare in tour il suo Prisoner 709, vuole neanche 30 euro per biglietto.
Chiudiamo con un altro paio di raffronti: prezzi simili per Franz Ferdinand e Killers, con biglietti tra i 35 e 40 euro (più prevendita), a fronte di quelli per Coez (autore di un super soldout da trentatremila paganti a Roma) e Carl Brave x Franco126, dove con circa 25 euro avevi il tuo posto sicuro.
Che dire, quindi? Questa esplosione di live e di attenzione, soprattutto per gli artisti italiani, ha fatto notare una impennata di prezzo per i biglietti degli show estivi, che spesso arrivano a costare tanto quanto i più blasonati e celebrati colleghi d'oltreoceano. Ciò implica un mercato interno ricchissimo e di largo successo, che, come detto, comporta enormi guadagni per i promoter, a fronte della quasi inesistente richiesta dei paesi stranieri verso i nostri artisti. Allo stesso modo, la proposta internazionale è limitata a pochi nomi, e a poche date, specie nelle principali città (Milano e Roma soprattutto), il che ci obbliga a dover prendere spesso e volentieri l'aereo per goderci la creme della produzione attuale internazionale.
Quindi, una medaglia e due facce: una proposta italiana capace di generare un mercato molto florido, che al contempo ci priva delle principali esperienze internazionali. Provincialismo o invece valorizzazione culturale del nostro patrimonio?
Io so soltanto che per vedere Kendrick Lamar sono dovuto andare in Ungheria, che non è proprio sotto casa.