È isolano ed è estivo, un po' arabo e un po' normanno, si fa spazio in mezzo a circa 8mila anime e dal 1997 cresce, festeggiando il compleanno ogni agosto. Si parla dell'Ypsigrock, ospitato dalla cittadina di Castelbuono, in provincia di Palermo.
Sicuramente uno dei primi esempi di "boutique festival" in Italia, festival cioè che prevede non più di qualche migliaio di partecipanti e che viene particolareggiato dal plus valore di un territorio in cui immergersi. La location incornicia l'evento e ne sublima l'esperienza.
L'Ypsigrock viene inizialmente concepito come una frattura quasi fastidiosa dagli abitanti della provincia, poco abituati a proposte culturali meno convenzionali. Si consolida attraverso una storia di autofinanziamenti, ma come si inserisce un festival del genere nel suo contesto? Per la precisione Vincenzo Barreca, fondatore del festival, spiega su castelbuono.org: “il comune di Castelbuono ci ha supportato fin dall’inizio […]. Da 20 anni presentiamo le domande per ottenere i bandi regionali che ci potrebbero aiutare a finanziare il festival, ma sempre da 20 anni veniamo scartati. Eppure, credo che qualcosina l’abbiamo data alla Regione Sicilia” .
Continua su l’Internazionale: “L’organizzazione del festival costa circa 300mila euro, coperti quasi totalmente da noi. Oggi gli unici fondi pubblici che ci sostengono sono quelli del comune di Castelbuono che, per ovvi motivi di ristrettezze economiche, riesce a finanziare solo il 5% del costo di produzione. Il festival, per il resto, è sostenuto da qualche sponsor privato e dagli introiti che vengono dai biglietti, dal campeggio, dai servizi bar e ristorazione e dal merchandising”.
La storia prosegue lungo i suoi vent'anni fino a diventare un diamante siciliano e l'evento più atteso dai castelbuonesi. Ad oggi infatti il rapporto che si è venuto a formare tra gli abitanti del piccolo borgo e gli ospiti estivi è davvero inscindibile, tanto da denominare questo sentimento “Ypsi-&Love”. A tal proposito riportiamo le parole di Gianfranco Raimondi, secondo fondatore, in una intervista per lindipendente.it:“Quando Ypsigrock è stato fondato, ovviamente è stato visto come un atto sovversivo alla quiete e ai ritmi di un tranquillo paese di origini medievale. […]. Poi, con il tempo, la crescita e la maturità organizzativa hanno selezionato un target di pubblico altamente fidelizzato. Tra pubblico e castelbuonesi si è creato un legame empatico per cui è possibile vedere l’anziano del circolo riaccogliere un ypsino come un nonno abbraccia il nipote dopo un anno di lontananza”.
È una corrispondenza biunivoca quella tra evento (e tutto quello che comporta) e luogo ospitante, infatti Raimondi aggiunge per lostingroove.it:“Ypsigrock ha diversi partner eterogenei molto qualificati, si pensi ad esempio al Museo Civico di Castelbuono che vanta una programmazione d’avanguardia, e quest’anno vedrà anche la collaborazione di Manifesta 12, la biennale di arte e cultura contemporanea itinerante che si è aperta da poco a Palermo, per cui l’offerta nel 2018 sarà straordinaria”.
Ciò che rende unico il festival, che è definito tale anche se non registra decine di migliaia di biglietti venduti o non prevede scontri fra titani con le sovrapposizioni dei live, è sicuramente la dimensione su cui si costruisce questo spettacolo a misura d'uomo. Quella dimensione che riduce la distanza tra lo spettatore e l'artista, la stessa che ti permette di incontrare al bar il cantante che fino a poco prima era sul palco.
Vale per ogni festival, la variabile trainante è sicuramente la line up. Quella dell'Ypsigrock è ricercata e degna di competizione a livello internazionale. C'è però un'implicazione: la cosiddetta “Ypsi once”, regola per cui lo stesso artista può trovarsi in scaletta soltanto una volta con lo stesso moniker lungo le varie edizioni, così da mantenere sempre differenziata l'offerta e alta la sfida. Attirati da nomi solleticanti o incuriositi da quelli meno conosciuti, si viene rapiti dalle suggestioni che la località bisbiglia. Questo permette di fidelizzare un pubblico che probabilmente non avrebbe conosciuto gli angoli di questa piccola storia medievale. A dirlo sono anche i flussi turistici, alti in prossimità del festival come mai durante l'anno.
Attraverso esempi come questo si abbattono poco a poco gli stereotipi legati ai festival italiani, considerati poco degni di nota a livello internazionale. L'Ypsigrock è al pari di molti festival europei, lo conferma la forte presenza straniera tra i partecipanti. Questo anche grazie alla proposta artistica mai casuale, che vede ad esempio in questa edizione (che si terrà dal 9 al 12 agosto) l'alternarsi di nomi come The Jesus and Mary chain, Algiers,The Radio Dept, The Horrors, Blue Hawaii, Girls Names, ...and you will know us by the trail of dead. La line up si costruisce intorno le bellezze di un luogo che incanta e non si lascia dimenticare. Ci si innamora di un artista sconosciuto, ci si affeziona a un angolo poco illuminato, ci si riempiono gli occhi con una fotografia mai scattata di un paesaggio che altrimenti non avremmo visto.
Concludono i fondatori su ragusaoggi.it:“Siamo consapevoli che il valore aggiunto di Ypsigrock è dato proprio da questa grande opportunità che consente al nostro pubblico di appassionati di scoprire nuovi scorci del territorio attraverso una ricercata proposta musicale per una vacanza che in fin dei conti è una vera e propria esperienza sensoriale”.
È quindi un equo scambio quello tra territorio ed evento: se da un lato il festival è impreziosito dalle bellezze del luogo, sia per lo spettatore che assiste a uno spettacolo unico sia per l’artista che si esibisce, dall’altro lato ne giova anche l’economia della piccola Castelbuono con l’aumento di flussi turistici e la risonanza oltremare. Il risultato che lascia questo connubio è sicuramente il pretesto per tornare.