In questa rubrica, chiudiamo gli occhi e sogniamo: giochiamo, pensando a “che sarebbe successo se...”, riscrivendo la Storia della Musica italiana e facendoci qualche domanda sul presente.
Il 1968 fu l'anno della definitiva consacrazione di Luigi Tenco.
Non era scontato, né facilmente prevedibile, ma il Sanremo del 1967 sarebbe passato alla Storia. Luigi Tenco, infatti, da esordiente e in coppia con l'amata Dalida, si presentò sul palco del Salone delle Feste del Casinò di Sanremo con la sua ormai celebratissima “Ciao amore ciao”. Il Tenco autore aveva pensato di cambiare il testo, su suggerimento dei discografici, ma alla fine aveva resistito e avuto la meglio: aveva dovuto comunque cambiarne il titolo - l'originale si chiamava “Li vidi tornare” - ma il contenuto, profondo e antimilitarista, rimase, rendendo il pezzo uno struggente canto di libertà, reso ancora più efficace dalla performance di Dalida.
Era un Tenco sicuro di sé, solido nell'esibizione e conscio del proprio brano quello di quel Sanremo del 1967: quando la canzone balzò in testa alla classifica grazie ai voti del pubblico, Tenco non sembrava sorpreso, quasi non aspettasse altro. E chi non ricorda il simpatico siparietto quando, dopo aver vinto il Primo Premio, Tenco si rivolse a Bongiorno dicendogli “Questa è l'ultima volta, però”, stanco e provato, ma felice?
Fu quella la definitiva consacrazione della nuova canzone d'autore italiana, che proprio l'anno dopo, sotto la spinta dei movimenti di protesta giovanili, unì e avvicinò due generazioni sotto il segno non solo di un nuovo modo di scrivere, ma di pensare la “canzone”: Tenco infatti vinse, anzi stravinse, anche quell'edizione, grazie al brano “Aprite ai vostri figli”, scritto proprio sulla scia emotiva dei turbamenti generazionali di quell'anno difficile.
Chissà che Sanremo sarebbe stato, se Tenco non avesse vinto in quel 1967: non avremmo avuto il grande duello tra Guccini e De André del 1970, con quest'ultimo vincitore in extremis, questione di pochi voti, grazie a “Il testamento di Tito”, né la rivincita di qualche anno dopo, con Guccini trionfatore con “La locomotiva”, che arrivò a commuovere persino Mike Bongiorno sul palco.
Avremmo perso l'esibizione di Lucio Battisti, inizialmente criticato, poi celebrato (a posteriori) per la sua “La collina dei ciliegi”, che nel 1973 fece scandalo per quei presunti riferimenti politici e che allontanò definitivamente Lucio dal palcoscenico di Sanremo.
E chissà che sarebbe successo se sulla spinta del pubblico De Gregori non avesse vinto i due Sanremo '75-'76 con “Pablo” (in compagnia di Lucio Dalla) e “Bufalo Bill”.
Certo, è innegabile che quella stagione fortunatissima, conclusasi con Rino Gaetano trionfante grazie alla “Gianna” nel 1978, conobbe una battuta d'arresto negli anni '80 e fino alla metà dei '90, quando il pop più facile e commerciale prese il sopravvento su quella canzone d'autore che sul palco di Sanremo aveva avuto modo di piantare solide radici.
Almeno fino a quando, nel 1997, la direzione artistica venne affidata proprio a Luigi Tenco, a trent'anni dalla prima storica vittoria sanremese: dopo la lunga fuga e l'isolamento dalle luci della ribalta – coronato dal matrimonio con Dalida e dalla nascita dei loro tre figli – le scelte di Tenco riportarono in auge la canzone d'autore, premiando e selezionando i nuovi giovani musicisti emersi e in diretto collegamento con quella fortunata esperienza a cavallo tra i '60 e i '70.
Sanremo, grazie al nuovo direttore artistico, per quei quattro anni tornò il palcoscenico degli autori, con le vittorie di Carmen Consoli, Max Gazzé, gli Avion Travel e Daniele Silvestri, lasciando una proficua scia e una seconda giovinezza della canzone d'autore nel nuovo millennio, proseguita fino alle più recenti sorprese (secondo posto per gli Afterhours nel 2009, appena dietro Dente) e alla vittoria dell'anno scorso di Brunori Sas, che proprio a Tenco, scomparso a ridosso del nuovo anno, ha voluto dedicare il Premio.
Viene da chiedersi che cosa sarebbe successo alla canzone d'autore italiana se quell'anno, così importante, Tenco non avesse vinto il Primo Premio, portando alla ribalta una scrittura così profonda e appassionata capace di toccare il cuore del nuovo pubblico italiano e dando una svolta impegnata e seria al Festival di Sanremo. Proviamo a fare un gioco e a immaginarci un mondo dove “Ciao amore ciao” viene eliminata in fase di selezione dal pubblico e poi scartata dalla giuria. Come l'avrebbe presa Tenco? Magari la canzone d'autore sarebbe perlopiù scomparsa dal proscenio italiano televisivo e relegata a qualche celebrazione o Targa alla memoria. Forse oggi dovremmo subirci gli scarti dei talent show televisivi – dei pochi rimasti dato lo scarso impatto di pubblico che hanno avuto nel decennio – oppure ci saremmo dovuti subire qualche sconosciuto gruppo pop o qualche cantautore con la pretesa di essere “il nuovo De André” ad annoiarci con leggeri e insulsi tormentoni.
Sarebbe probabilmente un Paese molto più povero, musicalmente parlando. Ma per fortuna non è andata così. No?