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Il segreto per un'efficace strategia di marketing musicale

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Qual è la migliore strategia di marketing che può utilizzare un artista? Jake Udell, imprenditore e music manager americano, CEO della compagnia TH3RD BRAIN, ha risposto a questa domanda.

La sua teoria si basa sul principio secondo cui la migliore strategia di marketing che un artista possa intraprendere è quella indirizzata alla sua cerchia di fan più ristretta. Questa teoria ruota intorno all’importanza di investire tempo e soldi in contenuti significativi piuttosto che cercare di raggiungere più ascoltatori possibili: qualità anziché quantità.

L’analisi di Jake Udell parte dal rovesciamento dell’affermazione per cui il miglior marketing per un artista è quello indirizzato ai nuovi ascoltatori, così da poterlo “catturare”. Falso: fidelizza i tuoi fan, quelli che già ti sono intorno, perché raggiungere ampie fette di ascoltatori non significa averne tanti. Mistificando i data collezionati da Spotify, per cui più ascoltatori mensili ha un artista e più è alta la probabilità che quegli ascoltatori entrino nella cerchia ristretta, l’imprenditore sostiene che gli ascolti mensili cresceranno, invece, proporzionalmente all’aumento dell’affezione dei fan.

La campagna di Billie Eilish, ad esempio, è un prodotto artistico di altissima qualità e la sua fanbase lo condivide e diffonde continuamente. Quando fu lanciata la sua collaborazione con Khalid si intuiva già che sarebbe stata solo una questione di tempo prima dell’esplosione. Il singolo di due anni prima, Ocean Eye, come effetto di questa collaborazione, rientra adesso nelle Top Hits del momento.

Parliamo invece di Kanye West, un artista che ti cattura non solo con una importante produzione musicale ma con una serie di iniziative partendo dai rivoluzionari Good Fridays (2010) fino ai più recenti Sunday Services. Una narrazione attiva e coinvolgente accompagna l’uscita degli album ma anche un’abilità artistica che si concretizza durante delle performance uniche.

La questione più profonda è: ci stiamo affidando in maniera troppo significativa alle playlist o alle radio per garantire una esposizione tale da raggiungere le masse?

Le etichette discografiche spendono un’alta percentuale (spesso 80% o 90%) del budget di marketing per la creazione di contenuti. L’artista oggi si distingue in gran parte grazie alla sua content strategy.

Il mercato ha visto questa modalità adattarsi negli anni anni: la Tv e MTV proponevano una visione condivisa, così come il format di YouTube ha portato a una visione più solitaria e portatile.

Molte industrie spendono circa cinque volte di più per la strategia di comunicazione di un evento, rispetto a quanto non facciano per la produzione dell’evento stesso, ad esempio. Nell’industria cinematografica i costi riservati al marketing eguagliano i costi di produzione. In quella musicale la differenza è davvero sostanziale, forse perché la produzione è il prodotto stesso?

Amber Horsburgh, consulente di marketing musicale, sostiene che la creatività sia un moltiplicatore economico per creare nuovi fan: sì, è vero anche che la diffusione è anche alimentata dalla condivisione da parte di ascoltatori latenti, ma il segreto rimane quello di rafforzare il legame con coloro che sono già “conquistati”. Come si dice “pochi ma buoni”, Jake?


Per maggiori informazioni qui potete trovare l’articolo di riferimento in lingua originale.

 

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