"Nessuno lo avrebbe mai detto, ma alla fine del decennio l’indie si è dimostrato una macchina capace di generare una valanga di soldi, attirando le attenzioni degli stakeholder del mercato e al tempo stesso cambiando l’ottica di tutti gli artisti del circuito, di colpo passati dal considerare la musica da hobby a lavoro, fino ad avere davanti gli occhi la possibilità di diventare star conosciute in tutta Italia, con una inevitabile mole di soldi entrata nelle tasche dei pochi artisti di successo. […]
Il successo di Thegiornalisti, Gazzelle, Calcutta crea così uno stile immediatamente riconoscibile, facilmente imitabile. Ecco allora nascere uno stuolo di cloni, al limite della caricatura talvolta, che riprendono pedissequamente stile e approccio, nel tentativo di catturare lo stesso pubblico dei nomi adesso centrali della scena. Cloni che prontamente vengono presi e lanciati sul mercato dalle etichette nel tentativo di aggiungersi in corsa al carro dei vincitori, o raccogliere le monetine che cadono da questo”.
(da “Era Indie. La Rivoluzione mancata del nuovo pop italiano”, Arcana 2019)
Oggi che il decennio sta per volgere al termine e l’era indie sta finendo, ci sembra evidente che il panorama musicale sia cambiato in maniera drastica, una volta per tutte, e da qui in poi non si torna indietro.
A fare i conti con la Storia, bisogna riconoscere il ruolo centrale che artisti come I Cani, Calcutta e Thegiornalisti hanno avuto nel dare una impronta unica e personale al nuovo pop italiano. Non a caso venendo riassunti con l’ormai morta e dimenticata “#scenaromana”.
L’enorme successo di questi artisti è coinciso con un’esplosione di pubblico gigantesca, capace di creare un nuovo florido mercato musicale. E di conseguenza con una serie di artisti e artistucoli sulla scia del successo nella disperata convinzione di essere attuali, illudendo le etichette musicali (perlopiù major interessate a capitalizzare il successo della novità) di essere capaci di generare utili importanti.
Ci si ritrova però davanti sempre di più a delle nuove one-hit-wonder, artisti buoni solo a tirare fuori quel singolo capace di attirare l’attenzione del pubblico, per poi collassare sotto il peso delle aspettative, sull’onda del successo e di quello che chiamo “effetto Spotify”. Con conseguente appannamento della propria carriera musicale.
La verità è che artisti come Calcutta, Gazzelle e Thegiornalisti sono riusciti a emergere perché si presentavano come una novità nel mercato musicale, capaci di suonare in maniera nettamente diversa da tutti quelli che imperversano sulla radio. Il pubblico lo hanno conquistato proponendosi come alternativa al supersaturato mondo del mainstream.
Ma che cosa può succedere allora se l’indie pop, o itpop, di Calcutta (e dei Coez e di Tommaso Paradiso, etc) diventa invece il nuovo pop mainstream? Diventa cioè la nuova proposta radiofonica che tutti i giorni riempie i palinsesti? Che succede se anche gli artisti del mainstream “classico” si fiondano su questi suoni e si lasciano scrivere le canzoni dai nuovi autori?
La situazione, ad oggi, sembra quella di un mercato che si è già saturato, che ha finito di avere qualcosa di rilevante da dire e si limita pigramente a riproporre gli stessi suoni e le stesse canzoni in copia-incolla.
E pensare a quanto dirompente e diversa è stata Billie Eilish in America, e quanto sembri lontana anni luce dalla nostra proposta musicale, tanto quella mainstream che quella alternativa!
Sia nel grande che nel piccolo, qui da noi, sembra volersi sempre di più accontentare di proporre qualcosa di “giusto” e “funzionante”, e sempre di meno voler provare a parlare anche delle solite cose (come fa il pop d’altronde) con una lingua e un suono diversi.
L’unica via per sperare di nuovo nel domani è allora arrivare al punto totale di saturazione, quando questo nuovo pop, o itpop, sarà talmente invecchiato da non rappresentare più nessuno. Solo dalle sue ceneri si potrà costruire qualcosa di nuovo.