Una volta, tanto tempo fa, nei giorni eroici dell'internet 1.0, i musicisti - che fossero più o meno famosi non importava - avevano il sito ufficiale.
Non si capiva bene cosa servisse metterci dentro (qualche foto e qualche notizia sparpagliata?) ma se non avevi il sito "ufficiale", non eri nessuno. Poi è arrivato Myspace, che ha fatto vedere come tutti quanti potessero avere una propria piccola paginetta gestita in autonomia e facile da personalizzare: da quel momento le strade di internet per i giovani artisti musicali si sono fatte via via più larghe.
Quando Facebook, ormai un decennio fa, divenne il sistema di comunicazione più pervasivo che l'umanità abbia mai conosciuto, il vetusto sito internet fu soppiantato drammaticamente dalla pagina Facebook, sempre "ufficiale", tanto per la mega star quanto per il gruppo appena uscito dal liceo. Pagina Facebook annunciata, declamata e scandita alla fine di ogni concerto con un "ci potete trovare lì".
Così, sembrava che l'eterna quest alla ricerca del proprio spazio digitale on-line fosse conclusa grazie a Facebook, che permetteva di condividere video, foto, notizie ed eventi in un unico luogo. Questo se solo anche Facebook non fosse invecchiato, come i suoi fruitori.
Se infatti fino a qualche anno fa per conoscere e sapere cosa accadeva agli eroi della scena musicale italiana bastava mettere il simpatico pollicione del "mi piace" alle loro pagine ufficiali, oggi invece sembra che il modo di comunicare abbia preso una via completamente diversa.
Era appena i 2015 infatti quando I Cani avevano già fatto terra bruciata della scena musicale partendo proprio dalla loro promozione social (le condivisioni dei loro brani su Facebook ne avevano decretato il successo nazionale) e il like alla loro pagina era d'obbligo per chiunque. Tommaso Paradiso commentava la sua vita in diretta, chiedendo suggerimenti in materia di Fantacalcio, sciorinando i propri avvenimenti e le proprie vicissitudini e rispondendo ai fan dando vita a nuovi involontari meme. E come non citare invece il "Calcutta pagina di", diventato così simbolico di tutto quel periodo della scena romana al punto da venire parodizzato?
Proprio Calcutta ha definito il trapasso di questa nuova era digitale: in una recente intervista a supporto del suo nuovo disco "Evergreen" per Radio Deejay, a proposito della sua attività social, ha infatti commentato come lui si stia spostando, come tanti dei suoi colleghi, sul più fresco e blasonato Instagram. La motivazione? Semplice: Facebook ormai è per i vecchi, mentre i giovani sono tutti su Instagram. Non solo lui infatti, ma anche i suoi commilitoni sembrano pensarla uguale: Niccolò Contessa de I Cani ha infatti deciso di chiudere il proprio account Facebook qualche tempo fa sollevando molta curiosità. Se in un primo momento si pensava infatti fosse una operazione di marketing virale, il commento lapidario di Contessa fu che semplicemente non avvertiva più il bisogno di avere una pagina Facebook e che quindi non ce ne sarebbero state altre ("ufficiali").
Dovremmo allora pensare in quest'ottica (cioè la fine della necessarietà di una pagina Facebook ufficiale) anche per gli account privati dei singoli musicisti: come quello di Tommaso Paradiso, che sistematicamente regala la sua "intimità" tramite le proprie storie Instagram, dove possiamo seguirlo in palestra e nei momenti più personali, lasciando comunque sempre un angolo all'auto promozione per rivelare i propri accadimenti musicali. Cosmo, invece, sistematicamente commenta in maniera diretta e spesso anche senza mezzi termini le proprie avventure, andando a usare le storie Instagram come veicolo per rivolgersi direttamente ai propri fan, con la sopravvivenza mediatica delle 24 ore a giustificare ogni commento. E dove mettiamo invece Liberato, che annuncia concerti e eventi esclusivamente sulla sua pagina ufficiale Instagram, utilizzando quella Facebook, che una volta era lo strumento suo prediletto, soltanto come rilancio delle stesse notizie?
L'efficacia delle storie Instagram è il simbolo di questa nuova comunicazione social, dove l'immediatezza e la presenza diretta dei protagonisti della musica è l'elemento distintivo essenziale, per superare la forma scritta alla base della comunicazione di Facebook: sembra che l'attuale formula vincente risieda in quei 15 secondi di video, la cui mortalità esasperata, "solo un giorno come le rose" direbbe qualcuno, permette inoltre la sovrasaturazione dell'information overload. Infatti la natura caduca delle storie Instagram fa sì che il proprio profilo non venga intasato da contenuti non considerati rilevanti, permettendo di conseguenza il following diretto e costante dei fan verso gli Artisti (guai a perdersi qualcosa, poi non torna indietro).
Se però già la natura stessa della comunicazione social mostrava la leggerezza di questo approccio comunicativo, fatto di messaggi rapidi ed efficaci, ironici e generalmente poco incisivi, lo spostamento della comunicazione da Facebook a Instagram ha contribuito a ridurre ulteriormente la rilevanza di questa auto-narrazione degli Artisti sui social: tutti noi possiamo di fatto seguire la vita delle nuove star, per quello che ci viene mostrato, direttamente realizzata dagli stessi, senza staff oppure uffici stampa a dettare le parole e i contenuti (almeno così sembra, no?).
Così abbiamo la possibilità di seguire le avventure romantiche di Aimone Romizi dei Fast Animals and Slow Kids insieme a Camihawke, seguendo passo passo la loro romance parigina, oppure di scoprire e seguire in diretta i feud tra Coez, Fedez e l'intero rap game, senza ovviamente lesinare sulle avventure e le gesta eroiche di Young Signorino, Dark Polo Gang e Sfera Ebbasta, eroi della nuova comunicazione giovanile.
Viene da domandarsi se la pochezza di contenuti condivisa dai nuovi artisti è dovuta alla leggerezza del mezzo, che permette infatti di condividere gli stessi contenuti senza responsabilità, causa futura e irrimediabile cancellazione delle storie, oppure se au contraire la piattaforma ha tirato fuori la faccia e l'anima facile, disimpegnata e disinteressata, di questa nuova generazione social, dei “millennials” che hanno ereditato il mondo.
Di sicuro non c'è più bisogno di giornali o critici o informazione di alcun tipo che ci spieghi e ci dica cosa pensano e cosa vogliono i nuovi “artisti di oggi”, visto che data loro la possibilità, non ci hanno pensato neanche un istante a mettere freno a questo continuo dispiegamento di vita personale e politiche di marketing virale, in un protodistopico, incessante, racconto di sé dove l'occhio vigile del Grande Fratello, cioè la camera frontale del nostro telefono, ce lo siamo imposti da soli, e ben contenti di farlo.